Storytelling Aziendale: come scrivere uno storyboard vincente!

Costruire un racconto multimediale.

Cos’è uno storyboard: capiamo il nostro obiettivo!

Lo storyboard è uno degli strumenti a disposizione di un content creator, un creatore di contenuti. Specificatamente, viene utilizzato per preparare schematicamente i contenuti di una narrazione audiovisiva o comunque multimediale.

In parole semplici: lo storyboard ti servirà se hai intenzione di girare (o di far girare) un video aziendale, o uno shooting, o comunque un contenuto che si sviluppi su mezzi diversi dalla parola scritta. L’obiettivo è avere uno schema chiaro, condiviso da tutti e comprensibile a tutto il team in modo tale da evitare perdite di tempo (e soldi) nella creazione di contenuti improvvisati e non in linea con il messaggio della nostra comunicazione o della nostra campagna.

Lo storyboard è fondamentale per svolgere il lavoro in maniera efficace e produrre un contenuto di qualità. Non sottovalutare mai le fasi di pianificazione nella tua strategia di content marketing!

Se hai in programma di realizzare un video azienale, uno spot o un contenuto multimediale, continua a leggere e ti aiuterò a creare uno storyboard efficace, oppure a valutare in maniera oggettiva il contenuto presentato dal tuo team di marketing.

Il Visual Storytelling: raccontare attraverso gli occhi.

Per comprendere al massimo questa parte della nostra guida è molto importante che tu abbia letto il mio precedente articolo, Storytelling Aziendale: da dove cominciare, perché offre una visione completa di tutto ciò che devi sapere e definire prima di iniziare qualunque tipo di narrazione!

Ora, diciamo che hai stabilito tutti gli elementi della tua comunicazione narrativa: siamo al momento della codifica! Dobbiamo, cioè, scrivere una storia che racconti – per immagini e parole e musica – i nostri valori identificativi rimanendo comprensibile al pubblico a cui ci stiamo rivolgendo.

Pensaci: raccontare una storia attraverso le Instagram Stories è la stessa cosa che raccontarla in un lungo video di Youtube? Se hai avuto dubbi sulla risposta ricomincia da capo! (NB: la risposta è NO – mezzi diversi con pubblici diversi richiedono codifiche diverse)

In questa fase bisogna identificare gli elementi dell’immaginario visivo del tuo pubblico. Proviamo a semplificare:

  • C’è la tua azienda, una realtà che ha definito le proprie caratteristiche e i propri obiettivi, e vuole proporre i propri prodotti o servizi al mercato.
  • C’è il tuo pubblico, un insieme di persone che hanno in comune elementi demografici (fascia d’età, reddito..) ma soprattutto elementi valoriali e caratteriali (stile di vita, ambizioni, paure, abitudini)
  • C’è il messaggio, con il suo aspetto emozionale e il suo contenuto vero e proprio. Fare leva sulle emozioni è indispensabile per far si che il messaggio resti impresso nella mente cosciente delle persone.

Es: nientepopòdimeno che Levis, con una fantastica campagna a tema inclusione sociale. Sono sicuro che il messaggio, i valori che il brand promuove e il pubblico a cui si rivolge ti saranno chiarissimi nonostante la barriera linguistica. Ma, in ogni caso, dopo il video ho realizzato una breve “ricostruzione” del loro schema narrativo.

  • L’azienda: Levis, il più famoso produttore di jeans al mondo. (Il jeans è da sempre un capo con cui puoi far tutto, soprattutto i classici 501 a vita alta)
  • Il pubblico: i giovani, ragazzi tra i 19 e i 35, sotto-cultura urbana. Qual è un argomento molto importante per questa fascia di pubblico? L’inclusione sociale, l’uguaglianza, i pari diritti per tutti.
  • Il messaggio: Let’s Live How We Dance, Viviamo come balliamo. Un’esortazione all’accettazione, che richiama il vecchio detto “dance like no one in watching” ma che lo eleva ad un livello maggiore. Balla come se nessuno ti stesse guardando diventa “balla come se la tua cerchia ti stia guardando, e accettando, per quello che sei”. Figo eh? E tutto senza usare nemmeno una parola, ad eccezione degli ultimi secondi di video .
  • La simbologia: Circles. Cerchi (o cerchie) è il titolo della campagna ed è anche il simbolo onnipresente nello spot. Cerchie di persone, come enormi abbracci collettivi, che ballano e vivono intensamente. Un richiamo alla vita tribale, dalla giungla africana alla giungla urbana.

Devi cercare anche tu di fare una simile analisi: Cosa è importante per il mio pubblico e in linea con i valori della mia azienda? Dov’è il punto di incontro tra noi e loro? Quali immagini e simboli posso utilizzare per far si che siano le emozioni a cementare il mio messaggio nella mente del mio cliente?

Ecco, questo è l’immaginario visivo: la nostra associazione involontaria e inevitabile tra i simboli e il loro significato. Due mani anziane strette insieme? Amore eterno, e valori del passato. Un paio di scarpe lucide? Ambizione, arrampicata sociale. Capelli grigi e occhi sorridenti? Il traguardo, i risultati raggiunti. L’erba sotto i piedi? Libertà e innocenza. La semiotica, o studio dei simboli, è una materia molto vasta. Ma ti basterà un po’ di immaginazione e un team con cui confrontarti per trovare il contenuto visivo giusto!

Costruiamo lo storyboard: una scena per volta.

Ti sembrerà assurdo, ma questa è la parte facile del lavoro. Sempre se ti sei dedicato con attenzione e dedicando tempo alle fasi precedenti. A questo punto infatti il tuo storyboard sarà lì, nella tua mente e in quella del tuo team, e non dovrai fare altro che metterlo in pratica!

Prendi un blocco note, un quaderno, scarica un template dal web, qualunque cosa con più pagine o sezioni separate andrà bene. Ora devi disegnare, o descrivere, le scene così come vuoi che si sviluppino. Proviamo a farlo, a grandi linee, partendo sempre dallo spot Circles di prima.

Scena uno: la musica comincia, con la puntina di un giradischi che si posa su un vinile. L’inquadratura taglia su volti di persone diverse, di fasce di età diverse e di caratteristiche diverse, che all’unisono cominciano a sentire il ritmo incalzante e decidono di entrare nel cerchio.

Scena due: il fascino dell’eroe, di quello che apre le danze, attira nel cerchio altre persone. La signora di colore balla con il signore bianco, lasciandosi corteggiare. La giovane donna nel club domina la pista, circondata da ragazzi che la ammirano, il gruppo di arabi danza in cerchio con allegria… Tagli e contrappunti evidenziano quanto siamo simili come persone, non quanto siamo diversi .

Scena n: si prosegue così, in realtà per ogni taglio e ogni inquadratura ci vorrebbe una sezione diversa, ma per scopi didattici ho mantenuto uno schema più semplice.

Ecco uno storyboard (o quasi): nient’altro che uno schema, quanto più definito possibile, di cosa volete che ci sia nelle vostre riprese.

ATTENZIONE AGLI ERRORI COMUNI:

Ora, una piccola nota dolente: fai attenzione agli errori comuni che possono rovinare una buona idea. Il peggiore? Fare tutto da solo. Grazie a questa guida potrai sviluppare il tuo storyboard, o valutare il lavoro di altri in modo più oggettivo, ma il processo creativo deve essere sempre sottoposto a confronto e analisi. Avere un team, in un clima di assoluto e trasparente confronto, e utilizzare i brainstorming e le revisioni, sono cose fondamentali per produrre un’idea efficace e bella.

Altro errore grave: non strozzare la creatività (o il creativo!). Sicuramente tu hai un’idea molto chiara di ciò che vuoi ottenere, ma professionalità diverse devono collaborare per una campagna di successo. Nei tuoi storyboard e nelle tue indicazioni non essere maniacalmente preciso. Ho detto che le scene e le indicazioni devono essere definite, non dettagliate. Dire al videomaker “voglio queste ambientazioni…” va benissimo, dire al videomaker “voglio queste luci, questi colori, e esattamente questa quantità di fumo artificiale nelle riprese..” non va bene. Provoca un calo del coinvolgimento nel progetto, e ti priva dell’opportunità di sfruttare l’esperienza, le competenze e la creatività di un creativo motivato.

Ultimo, ma non perché meno importante: non partire in quarta. Tutte le idee sembrano grandiose, finché non le metti in pratica. Esistono delle strategie per testare a basso costo la bontà di un messaggio e le possibili declinazioni di una campagna. Non sei Levis (e se sei Levis lasciaci il numero subito!) e non hai budget così alti da assicurarti una campagna di grande qualità (e pure loro ne hanno fatti di flop..). Sperimentare, testare il messaggio e tastare le reazioni del pubblico, avviare una preparazione al lancio, sono tutti passaggi importantissimo per risparmiarti dolorose insoddisfazioni.

Se credi che alla tua comunicazione manchi qualcosa, se vuoi cominciare a parlare di contenuti e valori e smetterla di dire compra! compra! compra! (flash news, gli anni ottanta sono finiti) mi trovi qui a tua disposizione! E se hai suggerimenti sull’articolo o qualunque feedback sentiti libero di commentare, sarà un piacere conversare su questi argomenti!