Il 1° ottobre «Vendere con l'AI» ha fatto tappa all'Hub Cesena, dopo Lecce. In sala c'erano imprenditori e professionisti di mestieri lontani fra loro: sicurezza informatica, automazione industriale, comunicazione, edilizia, consulenza alle PMI, fotografia d'interni, consulenza finanziaria. Si è cominciato da un giro di presentazioni, e molti esempi della serata sono partiti dai mestieri di chi era in sala.
Si è partiti da un quiz per alzata di mano, su casi veri: quanto ci mette un'azienda a rispondere a una richiesta, cosa succede quando un chatbot promette quello che non deve, cosa chiede oggi la legge europea sull'AI a chi la usa con i clienti. Poi tre blocchi, ognuno con le dimostrazioni dal vivo.
Capire il mercato e moltiplicare il tempo. Farsi intervistare dall'AI prima di chiederle qualcosa, leggere le recensioni dei clienti per trovare le loro parole, scrivere un prompt in sei parti: chi sei, il contesto, l'obiettivo, il compito, il formato, i limiti. E salvare le istruzioni che funzionano: «perdi tempo una volta per non perderlo ogni volta».
Gestire il doppio dei contatti. Chi ti scrive vuole sapere che l'hai sentito, prima ancora di avere la risposta completa: rispondere subito batte rispondere bene, se il bene arriva dopo tre giorni. Qui sono passati gli assistenti che rispondono a WhatsApp anche di notte, i messaggi che riaprono una trattativa ferma e il commerciale che rende di più con quattro clienti da seguire che con quaranta.
L'AI come allenatore. Rileggere gli appuntamenti, trovare cosa li fa chiudere, preparare il successivo. Poi le regole per non farsi male, e le domande della sala: la pubblicità dentro ChatGPT, e come costruire con l'AI le istruzioni e i listini che oggi stanno nella testa del titolare. Si è chiuso al bar, con l'aperitivo.















